La Vegetazione

DSC_3483L’orto Botanico-Micologico si colloca in un ambiente caratterizzato da declivi ricoperti da bosco misto, con prevalenza di conifere. L’altitudine di questo piano va dai 1100 ai 1300 metri e, da un punto di vista fitosociologico, si pone nel piano montano superiore. Nonostante l’ altimetria importante c’è da sottolineare che l’ esposizione del versante, la morfologia ed il macroclima dell’ area  permettono un importante mitigazione del clima tanto da dargli una connotazione che ricorda quella del piano montano inferiore. Quindi, l’orto Botanico-Micologico si erge a cavallo tra il piano montano inferiore (limite delle latifoglie termofile) e quello superiore (limite delle latifoglie mesofile).

Da un punto di vista ambientale ciò comporta un clima freddo di inverno ma mite d’ estate e con maggiori precipitazioni sia rispetto al fondo valle che al classico piano montano superiore. Nè consegue che il periodo nevoso, benchè esteso da Novembre ad Aprile, risulta essere di minore importanza rispetto a quallo che si registra in altre aree alle stesse altimetrie.

DSC_2532aCiò permette il mantenimento di flora di sottobosco ed una micoflora molto ricca e varia caratterizzata anche dalla presenza di specie relitte, che generalemente troviamo a quote più basse.

La pedologia del suolo è tipica dei boschi di conifere: il suolo si presenta acido e poco compatto con pendenze da moderate-dolci a moderate.
Ciò rende quest’ area ideale per la vita della stragrande maggioranza dei macrofunghi simbionti i quali mal si adattano a pH basici e a terreni molto compatti che non lasciano entrare molto ossiggeno creando aree di anossia in cui il fungo non può svilupparsi.

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L’orto Botanico-micologico presenta una morfologia vegetazionale molto eterogenea.
Si parte da un prato montano erboso disposto all’ estremo nord che permette una visuale di spicco su tutta l’area. Al di sotto troviamo la Baita “Vergani” che, restaurata secondo i tradizionali canoni dell’ architettura locale, rappresenta la struttura di monitoraggio e logistica. La costruzione si apre ad un bosco dominato da abeti rossi al centro e da Betulle e Noccioli ai margini.

DSC_3495Nella parte centrale troviamo un area ricca di imponenti faggi che non solo permettono la formazione di un flora di sottobosco differente da quella presente sotto abete rosso, ma che tende a rendere il substrato meno acido permettendo lo sviluppo di una micoflora differente da quella presente nei boschi di abete. Nel cuore del faggeto si apre una zona di brughiera  chiamata ”paludina” che rappresenta una vera e propria oasi sia per le specie animali che vi trovano acqua e nutrimento, sia per tutta una serie di organismi vegetali endemici. A sud ovest si erge una collinetta dominata da abeti rossi di piccola dimensione che permettono lo sviluppo di una micoflora pioniera che risulta estremamente differente da quella che si osserva nelle abetaie adulte. Infine la parte sud-est, rappresenta il versante meglio esposto al sole ed è caratterizzata una una piccola vallata dominata da un rigoglioso prato.

DSC_9544Prato montano
è la testimonianza dell’azione dell’uomo nel tempo. L’esigenza di trovare spazi da coltivare, o dove far pascolare il bestiame, nei secoli scorsi ha spinto gli abitanti a disboscare alcune superfici realizzando colture montane a cereali e pascoli per le mandrie. Oggi, queste distese formazioni erbacee fanno parte del paesaggio che percepiamo come “naturale” e sarebbe inimmaginabile pensare a montagne senza questo habitat. D’altronde, in tutte le montagne, il ruolo di questo ambiente per il mantenimento della biodiversità è talmente importante, che la Comunità Europea lo ha incluso nell’elenco di quelli protetti dalla Direttiva Habitat, perché ritenuto strategico per la biodiversità dell’intera Unione Europea. In primavera il prato si trasforma in una distesa di variopinti fiori di primule, viole e orchidee, sopra i quali sciami di coleotteri e farfalle testimoniano il forte legame ecologico tra il mondo vegetale e quello animale. D’estate, invece, tra l’erba è facile osservare differenti specie di rettili. Di notte, la prateria è popolata da invisibili abitanti: arvicole, topi selvatici, volpi, gatti selvatici e lepri italiche. Gli arbusti spinosi di Biancospino ospitano i nidi dell’Averla piccola. Sulle rocce, in primavera, si osservano cantare uccelli come il Culbianco e la Monachella.

DSC_3466Abete rosso
E’ un albero non molto esigente per quanto riguarda il fabbisogno di luce; non sopporta comunque un’eccessiva mancanza d’acqua. Le peccete presentano un sottobosco più povero di quello delle foreste latifoglie a causa dell’acidità del terreno ma la biodiversità presente è di alto valore aggiunto perchè adattata a terreni acidi. Ricordiamo ad esempio l’acetosella (Oxalis acetosella), il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) e l’erba lucciola (Luzula spp). Associato all’abete rosso troviamo il larice (Larix decidua) e sui versanti ombrosi e più umidi l’ abete bianco il quale si distingue per i suoi aghi verde chiaro e pungenti, i coni lunghi e pendenti con squame arrotondate, i fiori maschili gialli e quelli femminili rossi ed eretti.

DSC_7812Faggio
Dopo l’ultima glaciazione, con il miglioramento delle condizioni climatiche, lentamente le Alpi sono state ricolonizzate dalle diverse specie vegetali. Tra queste il faggio (Fagus sylvatica), ritornato nelle nostre regioni circa 5.000 anni fa, prima dell’abete rosso e dopo l’abete bianco. Oggi, la sua distribuzione è strettamente legata alle condizioni climatiche. Il faggio mal sopporta infatti il clima secco, o il gelo, e ben si adatta quindi alle condizioni di maggior piovosità che caratterizzano le valli ossolane. 
E’ un grande albero, alto fino 40 metri, che forma boschi stupendi. Il tronco del faggio è liscio, con macchie grigio argentate, le prime foglie sono di un verde tenero e lucido, poi diventano verde scuro. Il legno è forte e prezioso. Il frutto, faggiola o fasola o fasa nei vari dialetti, è una piccola noce triangolare di sapore gradevole. E’ racchiusa in un involucro duro, che non punge, ma assomiglia un po’ al riccio del castagno, del quale il faggio è stretto parente (famiglia Fagacee).

DSC_3475unione2Torbiera
Situata in una depressione dell’ area boschiva, si trova uno specchio d’ acqua palustre originato dal convogliamento di alcuni rii provenienti dai ghiacciai alpini. Questa zona, chiamata “paludina”, costituisce un area importante per lo sviluppo di una flora di tipo lacustre. Qui si forma un tipo di vegetazione definita “complessa” perché tende ad ordinarsi in zonazioni concentriche intorno allo specchio d’ acqua in via di scomparsa. La “paludina” si trova in una fase di transizione tra una palude vera e propria ed una prateria acquitrinosa. I depositi di torba sono importanti perché testimoniano la fitogeomorfologia del passato. Si può risalire così, a epoche postglaciali in cui dominava una vegetazione differente da quella attuale.

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La Pecceta

Il Prato Montano

La Faggeta

La “Paludina”

La Baita “Vergani”