La Vita Animale

La vita animale nelle peccete è caratterizzata da specie specializzate a questo tipo di ambiente, che qui hanno trovato la loro nicchia ecologica. Uno sguardo particolare meritano gli invertebrati: per loro la foresta di abete rosso rappresenta una risorsa trofica e copertura, ed essi sono a loro volta predati da molte altre specie più grandi.

wt

Coleottero

Gli aghi di abete sono una risorsa alimentare per molte larve di coleotteri cerambicidi – sono riconoscibili dalle lunghe antenne degli adulti – come la pronocera (Pronocera angusta), le cui larve si sviluppano sotto la corteccia di alberi morti di recente, di coleotteri curculionidi (riconoscibili dal rostro molto allungato e appuntito) e di sinfiti (vespe solitarie, le cui larve si cibano di vegetali) come la sirice gigante (Uroceros gigas), il cui “pungiglione” serve solamente per deporre le uova in tronchi caduti e in procinto di decomporsi. Anche i semi dell’abete rosso sono molto ambiti da farfalle e coleotteri specializzati.

egg

Carduelis spinus

Tutte queste specie sono a loro volta predate dalla formica rossa (Formica rufa) e da molte specie di predatori vertebrati.
Questi sono soprattutto i picchi, il rampichino alpestre (Certhia familiaris), il regolo (Regulus regulus), l’ uccello più piccolo d’Europa che si ciba soprattutto di collemboli, piccolissimi insetti, e il lucarino (Carduelis spinus) che predilige la piceta per la cova.

Un’altra specie abbastanza comune nelle peccete è il crociere (Loxia curvirostra), molto appariscente con il suo becco con le punte incrociate; esso si ciba dei semi degli abeti.

Tetrao_urogallus_01

Tetrao urogallus

Altri uccelli più grossi sono la civetta capogrosso (Aegolius funereus), l’ astore (Accipiter nisus) e il gallo cedrone (Tetrao urogallus).

Il Gallo cedrone si ciba di insetti, bacche di mirtillo, gemme e aghi di conifera e sta purtroppo scomparendo in molte zone del circondario per l’eccessiva antropizzazione delle zone di montagna.
Ma il re di questo piano è il gufo reale (Bubo bubo); questo superpredatore della notte nidifica volentieri sui costoni di mezza montagna e ama cacciare in zone aperte come per esempio gli orti fruttiferi e gli altopiani coltivati.

Non bisogna però nemmeno dimenticare i mammiferi come la volpe (Vulpes vulpes), lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) e il topo quercino (Eliomys quercinus), un divoratore di insetti, covate di uccellini e uova d’uccello.

SONY DSC

Sciurus vulgaris

L’Orto Botanico-Micologico presentando una vegetazione molto diversificata che arricchisce la pecceta, presenta anche un aumento di nicchie ecologiche e con esso abbiamo anche un notevole aumento delle specie di animali.

Data la maggiore varietà di piante vi è anche una maggiore quantità di risorse alimentari ed una maggiore varietà di nascondigli per animali erbivori.

Questo porta chiaramente anche ad un aumento di predatori, ma nello stesso tempo questa biocenosi più varia è chiaramente meno sensibile verso un’eventuale invasione da parte di parassiti oppure di altri agenti dannosi e perciò molto più stabile della monocoltura di Picea abies.

ee

Capreolus capreolus

Per queste ragioni alle specie elencate prima possiamo aggiungere altre specie.
Una di queste specie è il capriolo (Capreolus capreolus); questo ungulato si ciba di gemme, bacche ed erbe ad alto contenuto energetico e perciò di un livello qualitativo alto, ed è perciò molto selettivo anche per quanto riguarda il proprio habitat, che deve offrire una varietà di piante con questi requisiti.

Un altro ungulato che sceglie questo tipo di foresta come dimora estiva è il cervo (Cervus elaphus); questa specie è tuttavia meno selettiva nella ricerca del cibo e si accontenta – a scapito del bosco, quando la densità di cervi è troppo alta – anche di cortecce d albero.